Il ritmo di Harlem Colson Whitehead






Carney poteva essere un tantino disonesto, ma non era certo un delinquente, nella pratica come nelle ambizioni. Qualche gioiello qua e là, gli elettrodomestici che Freddie e qualche altro personaggio locale gli portavano in negozio, quello poteva giustificarlo. Niente di grosso, niente che attirasse troppo l’attenzione sul negozio, sulla facciata che presentava al mondo.(Il ritmo di Harlem) Preparati a un'immersione negli anni Sessanta, preparati a un po' di musica jazz, ma soprattutto preparati a leggere una lettera d'amore dedicata al ritmo travolgente del quartiere più multietnico e artistico di New York. Dopo lo straordinario successo de I ragazzi della Nickel e dopo la vincita di un doppio Premio Pulitzer nel 2017 e nel 2020, Colson Whitehead torna con il suo nuovo rocambolesco romanzo Il ritmo di Harlem. L'autore americano si concentra ancora una volta sulla comunità nera, ma lo fa in un habitat urbano che è ormai un simbolo per tutti gli afroamericani e gli afrodiscendenti. La segregazione razziale rimane ai margini del racconto, collegata a un confine invisibile delimitato dalle strade della città di New York. Per i suoi clienti e vicini su 125th Street, Ray Carney è un commerciante serio: sgobba da bravo padre di famiglia nel suo negozio dove vende mobili a prezzi contenuti. Sua moglie Elizabeth aspetta il secondo figlio e, sebbene i suoceri non mostrino di apprezzare granché il fatto che la figlia e i nipoti vivano in un piccolo appartamento vicino ai binari della sopraelevata, Il ritmo di Harlem rivela i cambiamenti storici del quartiere e dei suoi abitanti La storia di Harlem e dei suoi primi abitanti appartenenti alla comunità nerainizia nel XX secolo, ma già negli anni Venti il numero delle persone all'interno del quartiere era quadruplicato. Proprio per questo, il centro della città diventa il fulcro del movimento culturale nero, chiamato il rinascimento di Harlem: le produzioni artistiche, lo sviluppo del jazz, dei primi ritmi hip hop, gli spettacoli culturali riservati inizialmente solo a persone bianche... Il quartiere della Grande Mela che ritroviamo nel romanzo di Colson Whiteheadporta solo gli strascichi di questo periodo fortunato: dopo la Seconda guerra mondiale la zona diventò la destinazione di molti immigrati. Persone con poche possibilità e fortemente emarginate, che fecero crescere il tasso di disoccupazione e, di conseguenza, la criminalità. Malfamato e decadente, il sobborgo all'interno dell'isola di Manhattan rimase comunque un forte centro commerciale per gli afroamericani della zona. In questo contesto si introduce Ray Carney, il protagonista de Il ritmo di Harlem, un tranquillo venditore di mobili che conduce una vita umile e onesta. O almeno questa è la facciata apparente. La sua discendenza appartiene a un'illustre stirpe di criminali del quartiere, e quando i soldi iniziano a scarseggiare a causa dei pagamenti a rate che concede ai suoi clienti, accettare la proposta del cugino Freddie di rapinane l'Hotel Theresa inizia a diventare un'ipotesi plausibile... Pur negando a se stesso di servire come intermediario tra il mondo del crimine e quello onesto, Ray diventa l'architetto di piani sempre più ambiziosi che prendono di mira alcune delle persone più potenti di New York City. Del resto non sono molte le cose che può fare un nero per affermarsi in un contesto sociale diverso, che lo rifiuta. Davanti a lui non si stendeva una Nuova Frontiera infinita e munifica – quella era per i bianchi –, ma questa nuova terra era grande almeno qualche isolato, e a Harlem qualche isolato era tutto. Qualche isolato era la differenza tra gran lavoratori e delinquenti, tra opportunità e fatica ingrata. Quando i neri altolocati del signorile Dumas Club gli rifiutano l'ammissione al loro circolo, Carney inizia a cercare un modo per fargliela pagare. E Whiteheadci apre il sipario per farci vedere cosa c'è dietro alle mirabolanti avventure in cui il suo protagonista viene coinvolto: un'indagine che l'autore conduce in parallelo sulla natura scivolosa della moralità e del potere, sulle ingiustizie razziali e sull'impossibilità di cambiare la propria gerarchia sociale. Il ritmo di Harlem è, dunque, un romanzo coinvolgente e di straordinario intrattenimento: una storia di rapine, di estorsioni e di ricettatori nella Harlem degli anni Sessanta. Lo stesso Colson Whitehead ha confessato di essersi ispirato a film comeRififi e Ocean's Eleven per raccontare il grande colpo allo storico Hotel Theresa, che arriva al suo apice proprio quando la rapina non va come previsto. Inizia qui il vero ritmo, tra pericolosi malviventi e detective ostinati, su cui Ray Carney balla sul filo del rasoio, cercando di sopravvivere e di mantenere intatta la sua reputazione di uomo onesto. Ma la storia di Ray è soprattutto una saga familiare ben mascherata da romanzo poliziesco, oltre che un libro sociale su razza e potere. La distinzione che il protagonista fa tra downtown e uptown divide il limite sociale tra la comunità nera e quella bianca. Ma questo è solo uno dei tanti puntini che Whitehead unisce nel suo resoconto storico popolare degli anni Sessanta e di Harlem: la musica di strada, la nuova moda della televisione, le radio che iniziano la loro decadenza, e ancora i mobili, gli arredamenti e i colori iconici per quegli anni... I romanzi di Whitehead sono ambientati in varie parti degli Stati Uniti, ma alla fine le sue storie tornano sempre ad Harlem e New York City. Ray Carney, ad esempio, attraversa parti di Harlem e del centro di Manhattan che i lettori possono anche individuare ne I ragazzi della Nickel, Sag Harbor, L'intuizionista. Più di ogni altro, Il ritmo di Harlem è un romanzo d'amore dedicato alla città di New York e al quartiere in cui i genitori dell'autore sono vissuti. In un'intervista al New York Times, ha dichiarato “Ho descritto una Harlem in declino negli anni '50 e '60. Ora è gentrificata e rivitalizzata. Questa è la città. Viene sempre messa a tacere. Dall'11 settembre, dal Covid, ma poi ci riprenderemo" [...] “Se leggi la storia di New York in generale, ci sono incendi, c'è la febbre gialla, guerre con i nativi americani, guerre con gli inglesi. La città è in fiamme. E poi torna. Poi ricostruiamo. E questa vitalità, per me, è una cosa bellissima a cui pensare".

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