Il genere noir


La letteratura noir non si sa bene dove collocarla perfino negli scaffali delle librerie. Il termine “noir” ( che significa nero ma anche cupo, misterioso) deriva dall’espressione francese “roman noir”, romanzo nero, e indica un particolare sottogenere del poliziesco, ma oggi, nel romanzo contemporaneo, gli echi di scrittori come Chandler, Hammett e degli altri della scuola hard-boiled, o delle tante derive dei loro epigoni si è spenta in un mormorio indistinto. Nel vero noir l’intreccio giallo, l’indagine investigativa, quando c’è, è solo un pretesto narrativo, una cornice entro la quale inserire gli eventi. Il vero protagonista è invece l’uomo con la sua alienazione e il suo carico di colpa, che si muove e vive in una società piena di contraddizioni e storture, un degrado morale e ambientale si potrebbe dire. Dunque il tema non differisce poi tanto da quelli frequentati dalla letteratura tout-court e l‘accostamento alle dinamiche e alle trame poliziesche è sempre più fuorviante. Molti autori del passato e gli scrittori di oggi che scelgono con decisione di rispettare gli elementi del noir, hanno lavorato e lavorano soprattutto sui risvolti psicologici, le aberrazioni, le colpe nascoste e i desideri di rivalsa dei loro personaggi, con una presa di coscienza, una discesa nelle zone d’ombra della psiche che rappresenta il vero perno della storia. L’autore noir ci mostra cosa può succedere quando qualcosa nella nostra vita si incrina, quando la normalità si slabbra, si deforma, fino a precipitarci in un incubo. Come hanno scritto Alain Silver e James Ursini, nell’incubo del destino.

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